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Costa Rica 1-11 aprile 2007
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Diario di viaggio

Se la vacanza che cercate è all'insegna della natura e della semplicità, la Costa Rica senza dubbio vi appagherà e al vostro ritorno vi lascerà un velo di malinconia che prima o poi vi costringerà a tornarci. Non sapevamo esattamente cosa aspettarci, per quanto si consultino guide e siti internet, la realtà è sempre diversa e, solitamente, supera le aspettative. Le nostre vacanze sono sempre vissute alla giornata, pianifichiamo solo le cose essenziali: prenotiamo il volo e il noleggio dell'auto e, una volta sul posto, ... andiamo all'avventura! Questa volta, però, abbiamo deciso di fare un viaggio alla backpackers e abbiamo inserito un'altra variabile: niente auto. Il nostro tour della Costa Rica è stato effettuato a piedi e in bus... ed è stato un'idea grandiosa! Abbiamo ottimizato i nostri bagagli in maniera tale da portarci dietro solo gli zaini come bagaglio a mano, niente valige da recuperare sui nastri e niente denunce per bagagli smarriti... noi ne sappiamo già qualcosa!!! Ecco in dettaglio il nostro viaggio.

1° giorno (1 Aprile) Siamo andati in macchina fino a Nizza, da li, con un leggero ritardo siamo decollati alla volta di Parigi. Qui per un guasto al nostro aereo (!!!) abbiamo aspettato quasi 3 ore in più del dovuto. Nonstante l'Air France abbia offerto tramezzini e bibite, l'attesa è stata piuttosto logorante. Il volo è trascorso serenamente, ma una volta arrivati ad Atlanta, abbiamo constatato ciò che temevamo: la coincidenza per San Josè è saltata e noi, a spese della compania aerea, pernottiamo in un bellissimo Hotel nella capitale della Georgia.

2° giorno (2 Aprile) Partiamo da Atlanta alla volta di San Josè. L'aeroporto di San Josè è piccolo, ma moderno e ha un che di allegro: questa caratteristica l'abbiamo riscontrata praticamente in tutti i costaricensi e nell'atmosfera stessa di questa piccola nazione. Un taxi abusivo ci porta per $20 alla stazione dei bus e Ronald, il nostro simpatico autista, una volta sceso dalla macchina, si fa strada a spallate nei meandri del Terminal Coca Cola, un susseguirsi di negozietti e bancarelle che, per pochi colones, vendono vestiti, scarpe, cibo, bibite e migliaia di oggetti di ogni genere. Facendoci saltare una lunga coda ci procura i biglietti del bus per Quepos (circa € 5 a testa). Il mezzo non è certamente dei più nuovi, ma è pulito e in buono stato, manca ovviamente l'aria condizionata e il caldo umido è piuttosto assillante. Il viaggio è abbastanza lungo ma l'autista parte di buona lena e non accenna a rallentare neanche quando la strada diventa un susseguirsi di curve a strapiombo su ripidi pendii verdi chiazzati ogni tanto da mucche che paiono aver vinto la forza di gravità per poter pascolare su prati tanto ripidi. Il tragitto contempla una sosta presso una sorta di bar dove ci rifocilliamo con ananas e succo di frutta. L'ultimo tratto di strada prima di arrivare a Quepos attraversa piantagioni di palme da olio (queste piante sono di origine africana, alcuni anni fa questi alberi hanno sostituito i banani che erano diventati improduttivi a causa di una mallattia). A pochi chilometri dalla meta passiamo su un ponte a senso unico alternato. Quest'opera pubblica è di notevole rilevanza storica, ma le traballanti tavole mostrano come sia giunto il momento di diventare pezzo da museo e non più passo carrabile! Infatti, nel giro di alcuni mesi dovrebbe essere ultimato il nuovo ponte. Quepos è ora un paese che vive sul turismo diretto al parco del Manuel Antonio. Nel suo piccolo è una miscela, non molto ben amalgamata, di paradossi e contraddizioni... come tutti i paesi che scoprono all'improvviso che si può vivere di turismo. In passato l'economia era basata sull'esportazione delle banane, ora sulla produzione di olio di palma e, appunto, sul turismo. In paese ci sono solo alcuni posti per dormire: noi abbiami visto un Best Western, un ostello e un piccolo albergo a conduzione familiare dove scegliamo di passare la notte. Per $30 ci danno una camera pulita, con letto matrimoniale, frigo, ventilatore, bagno (senza acqua calda, nè asciugamani, nè sapone ... queste sono costanti, se si decide di dormire e spendere poco). Nonostante il jet-leg si faccia sentire, decidiamo di fare due passi e mangiare qualcosa prima di andare a dormire. Ci sono vari locali nei quali si può mangiare a prezzi veramente irrisori per un europeo. Con l'eqivalente di circa € 3 mangiamo il tipico "casado" (riso, fagioli, verdura e carne) e beviamo il batido, una specie di frullato di frutta tropicale. Tornati in albergo, dopo una doccia, ci abbandoniamo al sonno in una notte calda e afosa.

3° giorno (3 Aprile) Ci alziamo molto presto e facciamo colazione null'unico locale aperto rimpinzandoci di "gallo pinto" (riso e fagioli neri servito con ciò che si preferisce). Adesso possiamo andare in taxi (circa $7) al Manuel Antonio. L'ingresso costa $7, se si va presto si evita una lunga coda. La gente va nel parco per godersi la spiaggia e il mare o per percorre i sentieri naturalistici in mezzo alla foresta tropicale. Appena entrati avvistiamo subito la prima iguana sopra il velenoso albero di manzanillo; durante la giornata avvisteremo numerso altri animali: cebi cappuccino, le rare scimmie scoiattolo, bradipi, tucani, capibara ... Se volete godervi questo spettacolo in pace non dimenticate un repellente per insetti. Usciamo dal parco e mangiamo in un chiosco allestito nel pacheggio che propone pollo alla brace e il solito casado. Cerchiamo una stanza economica e optiamo per il "Costa Linda - backpackers' paradise" che, per $9 a testa ci offre una camera molto spartana (manca anche la finestra) ma pulita. Bagni e docce in comune, ma sempre in ordine. In questo "hotel" conosciamo il proprietario, Oscar, una persona gentile e disponibile che ha reso ancora più piacevole la nostra permanenza. Nel tardo pomeriggio facciamo un giro tra negozietti e bancarelle, poi, dopo aver valutato le varie attività, prenotiamo un tour in canoa tra le mangrovie per il giorno dopo. Nel frattempo si è fatta l'ora dell'happy hour (proposta da quasi tutti i locali) e così tra margaridas e pinacolada abbiamo fatto arrivare l'ora di cena. Ceniamo per pochi soldi al Costa Linda (2000 colones a testa).

4° giorno (4 Aprile) Ritrascorriamo la mattinata nel parco, ripercorrendo gli stessi sentieri, ma vediamo meno animali di ieri. All'uscita del parco ci prendiamo un cocco fresco da bere con la cannuccia e ci prepariamo all'escursione in canoa per avvistare i coccodrilli. L'esperienza è fantastica ed emozionante, purtroppo vediamo un solo coccodrillo, ma Diego, la nostra guida, riesce ad avvicinare un cebo cappuccino che mangia dei pezzi di banana direttamente dalle nostre mani. Inoltre poco dopo ci consegna tra le mani un stupendo tucano domestico che purtroppo non può più volare ma questo non gli impedisce di fare i suoi bisogni sul braccio di Elena. Tornati all'hotel prenotiamo, con l'aiuto di Oscar, l'Interbus per Monteverde ($39). (L'Interbus costa di più dei pulman di linea, è molto più comodo e ha l'aria condizionata, ma più che altro è molto più rapido ed effettua un servizio porta a porta tra i vari hotel, cosa fondamentale per chi, come noi, ha poco tempo.)

5° giorno (5 Aprile) Facciamo l'ultimo giro nel parco e stavolta sfidiamo troppo la sorte: un temporale tropicale si abbatte con tutta la sua forza sulla foresta e sulla costa, nel giro di cinque minuti siamo così fradici che decidiamo di buttarci in mare vestiti. Finito il diluvio riprendiamo la nostra camminata che però, a causa della pioggia, ci riserva poche sorprese. Ci asciughiamo e cambiamo in hotel e facciamo un ultimo salto tra le bancarelle e i negozi per comprare qualche souvenir. Torniamo al Costa Linda mezz'ora prima della partenza dell'interbus, ma il pulmino è già lì, così bruciamo le tappe, salutiamo a malincuore il gentilissimo Oscar e partiamo subito per Monteverde. La strada è piuttosto lunga e gli ultimi 40 km sono sterrati (ciò consente a Monteverde di non diventare una meta per il turismo di massa e di preservare ancora un fascino incontaminato). Veniamo scaricati davanti all'albergo "Cabinas el pueblo" dove siamo accolti anche qui con calorosa gentilezza. Alla reception ci vengono illustrate tutte le possibili attività da fare nei dintorni, così decidiamo di prenotare la navetta che l'indomani mattina ci porterà al bosco nebuloso di Santa Elena. Ci viene inoltre suggerito un locale nel quale si può mangiare bene e spendere poco, si chiama "La Amistad" ed è della mamma della ragazza che gestisce l'albergo. Decidiamo di cenare in questo locale che diventerà una tappa fissa, qui troviamo semplicità e allegria in un'atmosfera serena e famigliare.

6° giorno (6 Aprile) Ci svegliamo di buon'ora e prendiamo la navetta per la riserva di Santa Elena. Se ci si alza presto, si riesce a percorre i sentieri senza incontrare troppe persone... ciò nonostante non siamo riusciti a vedere nessun animale, tolti alcuni colibrì. L'esperienza è comunque incredibile in quanto la nebbia e la fitta vegetazione creano uno scenario incantevole. Torniamo in hotel nel primo pomeriggio e prenotiamo un'escursione notturna (Twilight Walk $18). Questo tour ci permette di osservare tarantole, insetti stecco, rane, uccelli e altri animali che si preparano a dormire o che iniziano la loro giornata.

7° giorno (7 Aprile) Questa giornata è dedicata all'adrenalina! (100% Adventura canopy $55). Facciamo un escursione naturalistica nella riserva della foresta nebulosa, percorrendo molti tratti su ponti metallici sospesi tra le chiome degli alberi che permettono di osservare le bellezze naturali da un'altra prospettiva. Ci avventuriamo anche all'interno di un fico strangolatore tramite il quale si riesce a raggiungere una piattaforma aerea. Poi ci diamo al canopy, ed ecco che, appesi solamente ad una carrucola che scorre su cavi d'acciaio, sorvoliamo valli e cime di enormi alberi tropicali: un'esperienza incredibile! Ma visto che ci è stata promessa un'ulteriore scarica d'adrenalina, ci ritroviamo su un trampolino e non appena legati ad una corda veniamo... spinti nel vuoto. Questa attività si chiama Tarzan Swing, da provare! Stanchi ma sodisfatti torniamo in paese dove facciamo un giro in "centro" (il centro consiste in qualche ristorante e alcuni negozi di souvenir) che pur essendo costruito appositamente per i turisti non è male, molto meglio di come veniva descritto sulle guide. Dopo qualche acquisto di souvenir e un borsone per portarli a casa, torniamo in camera giusto in tempo per cambiarci e siamo subito su un'altra navetta che ci porta al punto di partenza per un'altra escursione notturna. Grosso modo vediamo gli stessi animali della sera precedente, anche se oggi la guida parla italiano e così riusciamo ad approfondire qualche nozione naturalistica.

8° giorno (8 Aprile) Dopo aver fatto colazione al solito posto ed aver salutato calorosamente la cuoca, che ci ringrazia per la nostra assidua fedeltà al suo locale, prendiamo il minibus (taxi-boat-taxi $21). Sono le 8 e partiamo per la volta di La Fortuna. La strada, rigorosamente sterrata, attraversa piccoli paesini di una manciata di casupole e attraversa ripide colline ricoperte da una rigogliosa vegetazione. Ogni tanto qualche punto di ristoro e negozio di souvenir ci fa tornare coi piedi per terra: questa natura non è così selvaggia ed incontaminata come sembra. Effettuiamo una breve sosta per una banana, dove un pappagallo decide di passeggiare in testa ad Elena. Percorriamo l'ultimo tratto di strada che ci separa dal lago Arenal. Il lago è molto bello e ci permette già una discreta vista sul'omonimo vulcano. Sull'altra sponda una navetta ci porta davanti all'hotel "Cabinas Las Palmas" di La Fortuna. Per $25 ci viene assegnata la stanza che avevamo prenotato da Monteverde, è nuova e pulita, con TV, aria condizionata e bagno in camera ma più che altro ha un'ottima vista sul vulcano (anche se oggi purtroppo è nuvolo). Nonstante faccia molto caldo facciamo un giro a piedi in paese (che si rivela un po' troppo turistico per i nostri gusti) e prenotiamo per $32 un paccheto di escursioni per il tardo pomeriggio. Una guida ci accompagna sulle pendici del vulcano Arenal dove finalmente vediamo molti tucani. Appena fa buio e si diradano le nuvole riusciamo ad osservare alcune colate di lava e piccole eruzioni. In serata veniamo portati a rilassarci nelle calde acque di un rinomato stabilimento termale. Rientriamo tardi a La Fortuna, la maggior parte dei locali sono chiusi ma ciò nonostante riusciamo a trovare un ristorante che serve della carne alla brace, anche se i prezzi sono un po alti, la qualità è veramente ottima.

9° giorno (9 Aprile) L'ennesimo minibus, prenotato dall'hotel il giorno precedente, ci preleva di buon'ora e, a rotta di collo, sia per la velocità che per i numerosi colpi di sonno dell'autista, ci scarica davanti all'hotel a San Jose. Come tutti i locali della capitale, e non solo, l'albergo è circondato da inferriate e filo spinato. Le camere sono piuttosto spartane con bagni in comune. Visto che ci rimane un solo giorno decidiamo di uscire subito. Lasciamo gli zaini in camera, compriamo un lucchetto in una vicina cartoleria col quale chiudiamo tutti i nostri averi in un armadietto e ci dedichiamo immediatamente alla visita della città. Il traffico è caotico, ma il centro è pedonale con molti negozi, ristoranti ed un'incredibile via-vai di persone. Dopo aver fatto colazione ad un Burger King, visitiamo il museo dell'oro precolombiano che ci sorprende piacevolmente per la sua struttura moderna e per la ricchezza dei reperti. All'interno è inoltre presente una sezione dedicata alla numismatica e all'arte. Il tempo vola e, tra negozi e bancarelle dei mercati, ci ritroviamo a cenare sulla terrazza dell'hotel sorseggiando le ultime ottime birre e preparandoci, purtroppo, a passare l'ultima notte in Costa Rica.

10° giorno (10 Aprile)L'hotel Pangea ci mette a disposizione uno shuttle, ma a causa di un disguido siamo costretti ad andare in areoporto in taxi. Paghiamo la tassa di soggiorno ($26) e in perfetto orario ci imbarchiamo su un'aereo della "Taca Airlines" che ci porta con un volo piacevole a Caracas e con i successivi scali arriviamo a Nizza. Manca il borsone che ci verrà consegnato alcuni giorni dopo a casa... bè, poco male, per fortuna questa volta è successo al ritorno.

 

Riferimenti

Guide utilizzate prima e durante il viggio:

  • Costa Rica "le guide traveler di National Geographic"
  • Costa Rica "Key Guide" del Tuoring Club Italiano
  • Costa Rica by bus "The Insider's Guide tu budget Travel" By John R. Wood www.costaricabybus.com
  • Costa Rica "International Travel Maps" scale 1:330000

Hotel e ostelli:

  • Costa Linda (Manuel Antonio) costalindamicha@yahoo.de
  • Cabinas el pueblo (Monteverde, Santa Elena) www.cabinaselpueblo.com info@cabinaselpueblo.com
  • Cabinas Las Palmas (La Fortuna tel/fax 506 470-9379)
  • Pangea (San Jose, Barrio Amon, 7 Av, Calle 3 & 3 bis 221-1992) www.hostelpangea.com hostel@email.com

Trasporti e compagnie per tour:

 
 
   
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